Parte Da Zero la pizza del cilento che delizia Milano

Quante volte sentiamo di famosi ristoranti e pizzerie che dopo il successo del primo punto di ristoro aprono poi altre realtà sparse per il Paese? Non sempre il successo è assicurato. Non è il caso, però, della pizzeria Da Zero (via Bernardino Luini 9, a due passi da piazza Affari – www.cominciadazero.com) che ha aperto ormai da diversi mesi a Milano e che sta deliziando i palati della città.

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Zia Esterina: dove mangiare la vera pizza fritta napoletana a Milano

Esterno dell'Antica Pizza Fritta - Zia Esterina Sorbillo

Esterno dell’Antica Pizza Fritta – Zia Esterina Sorbillo

Arriviamo finalmente da Zia Esterina, la famosa pizzeria aperta da Gino Sorbillo alle spalle del Duomo e di Spontini. È il secondo punto vendita aperto dall’eclettico pizzaiolo napoletano, diventato famoso a suon di impasti con pasta madre e ospitate in TV. Questa seconda pizzeria ha una particolarità: fa solo “pizze fritte” che spesso, a torto, vengono anche chiamati panzerotti fuori dai confini campani.
Vi state chiedendo il perché del nome? Perché in origine questa pizzeria, a Napoli, era di Esterina Sorbillo “a signora re pizze fritte“, zia di Gino Sorbillo, che prima ha riaperto il locale a Napoli e ora cerca di esportarla anche a Milano.
Siamo andati a provarla dopo che per una vita abbiamo mangiato pizze fritte nei vicoli di Napoli e preparate al momento da “mammà”, quindi il nostro palato è davvero critico.
Dobbiamo dirlo: Zia Esterina fa una buona pizza fritta, soprattutto se raffrontata al suo prezzo. Tutte le pizze fritte presenti costano 3,50 €, davvero poco considerato che con una sarete sazi.

La pizza fritta di Zia Caterina a Milano

La pizza fritta di Zia Caterina a Milano

Il locale, che non ha posti a sedere, è molto semplice: si ordina, si aspetta che venga chiamato il proprio numero presente sullo scontrino ed ecco che vi viene data la vostra pizza da portare via. La coda può spaventare ma i pizzaioli presenti sono molto veloci e bravi e nel mio caso una decina di persone prima di me sono state tutte servite in una decina di minuti, un’attesa che viene poi ripagata. La frittura è la cosa migliore: la pizza non risulta unta, si digerisce facilmente, sazia ma non appesantisce.

Promossa a pieni voti allora? Purtroppo no. Perché la pizza, seppur d’asporto e quindi indubbiamente preparata con questa filosofia, è un po’ vuota al suo interno. Prima di arrivare ad assaggiare il ripieno tocca arrivare quasi a metà calzone fritto, quasi stufi di mangiare solol’impasto vuoto.
Però bisogna dire che a quel prezzo saremmo sorpresi di avere un panzerotto che scoppia di mozzarella di bufala o salame, siamo sinceri.

Come dicevamo le pizze fritte in menu sono 4, tutte preparate con farina tipo 0 e gli ingredienti sono i classici della pizza fritta: provola di bufala, ricotta di bufala, pomodori biologici San Marzano dop, cicoli, salame napoli, prosciutto cotto. Noi abbiamo provato quella con il salame e quando si arriva al ripieno la promozione è a pieni voti, giudicate anche voi, da questa fotografia qui:

Il ripieno della pizza fritta di Zia Caterina

Il ripieno della pizza fritta di Zia Caterina

Antica pizza fritta – Zia Esterina Sorbillo, via Agnello 19, Milano

Zio Provolone, un’altra buona pizza a Milano

Pizza bufalotta Zio Provolone

Un’altra buona pizza napoletana nel panorama milanese. A Moscova ha aperto Zio Provolone, pizzeria già presente a Lorenteggio e… in Sardegna 🙂

L’idea è dei soci dell’arcinoto Bobino club, fashion locale sull’Alzaia del Naviglio Grande, che hanno deciso non di stupire con effetti speciali ma, semplicemente, di offrire un’altra ottima pizza napoletana ai milanesi.
La formula è ormai quella collaudata di tante altre pizzerie della città: spazi ampi, tanti posti a sedere e pizzaioli napoletani doc, l’ingrediente necessario per una pizza perfetta.

Dove si trova: Bastioni di Porta Volta 18/a, zona Moscova
tel.:02.89454988

www.zioprovolone.it

Tipologia del ristorante: pizzeria napoletana

Gli interniGLI SPAZI: L’interno non è niente di eccezionale ma non ha niente di più e niente di meno di quello che ci si può aspettare da una pizzeria come questa. La grande differenza la fa il terrazzo, il vero punto di forza di Zio Provolone: una sala ampia che funge sia da lounge bar che da pizzeria, dove potersi mangiare una pizza senza lo scorrere delle auto, immersi nel verde delle piante, in tutta tranquillità. Fatevi riservare un tavolo lì, sotto è carino, ma sopra è tutta un’altra vita 🙂

IL CIBO: Non è un’eccellenza, ma la pizza è ottima. Come dicevo prima, non fa la differenza rispetto a tante altre buone pizze napoletane della città, ma è un ottimo punto di riferimento per chi ha voglia di una pizza senza troppi fronzoli. Buono l’impasto, morbido ma non gommoso, e soprattutto digeribile: come dico io, ha passato la “prova nottata”, e questo è quello che conta: dicono i pizzaioli che lievita oltre 24 ore. Buono anche il fritto, che è sfizioso e non pregno di olio. Migliorerei forse qualche pezzo del cuoppo, come le crocchette, che forse potrebbero essere un po’ più saporite, ma tutto sommato è gradevole. Attenzione: porzione davvero abbondantissima! Meglio dividerla. I primi proposti sono quelli classici campani, come paccheri e scialatielli; tra i secondi, scamorza, salsiccia e friarielli, hamburger e fritto di pesce. Anche i dolci sono quelli classici, come il babà e la pastiera.

Cuoppo Zio ProvoloneBabà alla crema

 

I PREZZI: Perfettamente in linea con tutte le altre pizzerie: una pizza può costare dai 5 euro in su, a seconda della farcitura. Gli antipasti costano tra i 5.50 euro e i 12, i primi piatti tra gli 8 e i 10 euro, i secondi tra i 12 e i 17.

ALTRO: personale gentile e premuroso. Accettano buoni pasto.

Vasinikò, un buon approdo per gli amanti della pizza napoletana

Pizza margherita VasinikòDi buona pizza non se ne ha mai abbastanza.
Alle innumerevoli pizzerie di Milano se n’è aggiunta un’altra che definirei subito come buon punto di riferimento per gli amanti della pizza napoletana. È Vasinikò, catena già presente in altre parti della Lombardia che ha aperto in fondo alla modaiola via Garibaldi, poco prima di corso Como.

Dove si trova: Piazza XXV Aprile 1, zona Garibaldi

www.vasiniko.com
tel.: 02 6558 0164

Tipologia di locale: pizzeria napoletana, ristorante

GLI SPAZI: L’arredamento, a tinte verdi e legno, è piacevole. Il locale è arredato con sedie di legno e cassette di verdura, sempre in legno, piene di peperoncini rosso fuoco. C’è un bello spazio anche esterno: si mangia sul piazzale. Unico difetto, le auto che sfrecciano non troppo lontano.

IL CIBO: La pizza è buona e molto piacevole. Non eccelsa, e tantomeno gourmet, per carità, ma mi pare di capire che Vasinikò non abbia pretese di questo genere. Forse non lievitata benissimo per il mio stomaco sensibilissimo alle lievitazioni (ma mi sono lamentata solo io, devo dirlo per correttezza). Il condimento è buono, la pasta è morbida e il cornicione soffice. Una buona pizza napoletana, nemmeno troppo difficile da digerire. Per i golosi, poi, ci sono anche le pizze fritte.Pizza Vasinikò

I PREZZI: Il costo delle pizze oscilla dai 5,50 ai 12 € (la maggior parte costa sugli 8 €). Vasinikò ha in carta anche molti piatti: antipasti che costano dai 5 ai 12 €, primi dai 9 ai 16, secondi di carne dai 9 ai 20, di pesce dai 10 ai 24. Ci sono anche piatti unici, che costano tra gli 8 e i 13 €,  e insalatone, tra i 7 e i 9. I dolci costano circa 5 €.

ALTRO: Il personale è molto gentile. Un’unica grande pecca: si può uscire dalla pizzeria puzzando di fritto.

Fofò Mattozzi, una buona pizza per gente paziente

È incredibile vedere quanto la zona di Paolo Sarpi negli ultimi anni si sia rinnovata lasciando spazio a una quartiere bello e molto, molto piacevole da vivere. Una location azzeccata anche per la pizzeria napoletana Fofò Mattozzi, che merita senza dubbio una visita se siete amanti della buona pizza napoletana. Ma armatevi di tanta, tanta pazienza…

Pizza Verace

Pizza Verace

Dove si trova: via Paolo Sarpi, 53

tel: 028342 1154
www.fofomattozzi.it

Tipologia del locale: pizzeria napoletana

GLI SPAZI: Posti a sedere abbondanti, con sala centrale più soppalco. C’è il grosso forno centrale, piastrelle marroni alle pareti, sedie blu e rifiniture in corda: in pieno stile marinaresco. C’è anche qualche tavolino all’esterno, per chi ama l’aria aperta.

IL CIBO: la pizza è ottima, buono anche il topping. Non resta affatto pesante. È davvero un valido punto di riferimento per gli amanti della pizza napoletana. Ha un solo difetto: la pizza è un po’ (tanto) piccolina. Una pizza da signorinelle.

I PREZZI: Non è a buon mercato, ma è purtroppo in media con i prezzi di Milano. Le pizze vanno dai 7 euro a salire. Care invece le pizze gourmet: dai 12 ai 16 euro, per noi, troppo.

Fofò Mattozzi Sarpi, gli interniALTRO: E qui veniamo alle note dolenti: servizio lento, scoordinato. Le pizze sono arrivate dopo quasi due ore, prima di noi sono stati serviti clienti arrivati abbondantemente dopo. Sono arrivate al tavolo bibite sbagliate, non è mai arrivato un caffè… e nonostante i ripetuti reclami ci è stato offerto giusto un limoncello, senza nemmeno troppe scuse. Affibiare la colpa a un collega, no, non è una buona tattica. Un vero peccato.

Basilico Bianco: finalmente la pizza gourmet in provincia!

Da grandi passioni non possono che nascere belle novità. Quella di cui vi parlo oggi, nella fattispecie, riguarda una pizzeria della provincia di Varese che mi ha molto, molto sorpresa. Ovviamente in positivo.

Si chiama Basilico Bianco, si trova a Gallarate (Via Marino Croci, www.basilicobianco.it) ed è nata dalla passione per la pizza di Gianfranco e Andrea Canziani. Prima di aprire Basilico Bianco, Gianfranco e Andrea nella vita facevano tutt’altro, ma nel marzo del 2014 hanno deciso di buttarsi nel vuoto e seguire la loro passione: grande coraggio in tempi di crisi come questi. Un coraggio che li ha premiati, ma soprattutto premia i loro clienti con una pizza strepitosa.

Finocchiona, fetta

Finocchiona, fetta

Il loro segreto? Un mix di ingredienti selezionati, cura dei particolari e pazienza.

Le pizze di Basilico Bianco vengono realizzate tutte con prodotti di alta qualità: le farine utilizzate per l’impasto sono quelle del Molino Quaglia, per la farcitura, invece, vengono utilizzati tutti ingredienti DOP e IGP come il prosciutto crudo di Parma, la mozzarella di bufala del caseificio Barlotti o gli affettati del salumificio Squisito di Parma. Ma non solo: le pizze risultano molto digeribili perché l’impasto viene fatto lievitare oltre 20 ore.
Pizza Meritevole, integrale

Pizza Meritevole, integrale

Tre le tipologie di pizza tra le quali scegliere: le Deliziosamente, con impasto soffice, ideale per chi ama la pasta più morbida e il cornicione dall’aspetto molto rustico, e farciture gourmet (senza dubbio le mie preferite! Crosta leggermente croccante e interno sofficissimo, pura poesia); le Integralmente, con impasto, come dice il nome stesso, integrale, ricco di fibre, a basso contenuto di grassi vegetali e con poco sale, e anche qui ripieni gourmet, e le Semplicemente, le pizze realizzate sempre con farine e ingredienti di qualità ma con farciture classiche (potete vederle tutte cliccando qui —> www.basilicobianco.it/home.php#menu). Inoltre, ogni mese viene proposta una pizza gourmet diversa, che prende il nome di pizza Basilico Bianco. In menu anche degli “sfizi” come bruschette e millefoglie salata, una pizza fatta con farina Pizza Giovane, un tipo di farina più digeribile, tollerabile e ricca di antiossidanti e tanti dolci rigorosamente fatti in casa.

Pizza Finocchiona, impasto deliziosamente

Pizza Finocchiona, impasto deliziosamente

I prezzi: dai 5 ai 12 euro, a seconda di impasti e farciture, ovviamente.

La mia impressione: mi aspettavo qualcosa di positivo, ma non pensavo fosse così tanto positivo! La pizza di Basilico Bianco è buonissima, digeribilissima (ne ho mangiata una con speck e gorgonzola e non ho avuto sete tutta la notte!) e crea anche un po’ dipendenza 🙂 I proprietari promettono che proveranno presto a dedicarsi anche alla pizza in teglia, aspetto con ansia di testare i loro esperimenti! E intanto vi consiglio di andarci a cuore aperto, perché la pizza è strepitosa, il locale è bello, e di un posto così nella provincia Varesotta (che poi sono 35 minuti di auto da Milano) ne avevamo proprio bisogno.

Pizza Am – ****

Lo dico sempre: non c’è bisogno di saper fare cose sensazionali. Meglio puntare l’attenzione su ciò che si è in grado da fare e dare il massimo per ottenere grandi risultati. Questo è quello che ha esattamente fatto anche Pizza Am, questa minuscola pizzeria in corso di Porta Romana 83: solo 6 pizze, 1 panuozzo napoletano, ingredienti semplici e qualità. Unica nota dolente: il posto è così piccolo che è da “mordi e fuggi”. Ma ne vale la pena.

Pizza Bella Margherita

Pizza Bella Margherita

Dove si trova: corso di Porta Romana 83, zona Porta Romana

Tel.: 02 5510579
http://www.pizzaam.it/

 

Tipologia del locale: pizzeria napoletana

GLI SPAZI: Minuscolo e davvero poco curato. È questa forse l’unica pecca di questa pizzeria. Purtroppo gli spazi sono angusti, i tavoli sono pochissimi e questo implica che bisogna alzarsi molto in fretta dopo aver mangiato. Peccato.

IL CIBO: Solo sei pizze, per nulla elaborate, ma l’impasto è leggero, gli ingredienti ottimi e dunque il risultato finale è super. Se siete amanti della pizza napoletana, insomma, non potete non provarla: vi darà grandi soddisfazioni nella sua semplicità. Le sei pizze sono le classiche Margherita e Marinara, più altre “variazioni sul tema”, in cui possono cambiare il pomodoro (passata o fresco), il formaggio (fiordilatte, bufala, provola) e l’aggiunta di pepe o meno. La più ricca è la Napulitana, una margherita con alici e capperi. Da provare anche il Poemetto Pasquale, il panuozzo (panino napoletano fatto con la pasta della pizza) creato dal campione italiano di pizza che firma il menu di questa micro pizzeria: rucola, olio extra vergine toscano, bocconcini di fiordilatte fresco, scamorza affumicata, pomodorini ciliegini di Pachino e parmigiano. All’arrivo a tutti i clienti viene servito un calice di spumante e un piccolo aperitivo. I liquori a fine pasto sono offerti dalla casa.

I PREZZI: Pizze dai 6 agli 8 euro. Panuozzo 9 euro. Coperto 1,50. Acqua 1l 3 euro, 33 cl 1,50. Bibite 2,50.

ALTRO: Tutto il personale è molto gentile. Davvero un peccato doversi alzare in tutta fretta, ma forse la bellezza di questo posto un po’ diroccato sta anche in questo.

Dry Cocktails & Pizza – ***

I fenomeni culinar-mediatici milanesi suscitano in me sempre un grande interesse. Dalla fine di giugno non si fa altro che parlare di Dry, la nuova pizzeria/cocktaileria di Andrea Berton (già Pisacco) che viene da molti sponsorizzata (il termine scelto non è esattamente casuale) come la pizzeria che dopo millenni ha portato finalmente a Milano un’introvabile pizza napoletana.

…Ma davvero non siete ancora riusciti a trovare una pizza napoletana a Milano? Per carità, anche io la pizza perfetta in città non l’ho ancora mangiata (a Varese sì!) ma di sicuro non è nemmeno quella di Dry. La pizza di Berton, a mio avviso, si colloca esattamente nella categoria delle accettabili. Buona insomma, ma niente di eccezionale, e di sicuro ben lontana da certe pizze che ho mangiato a Napoli. Nessuno mette in dubbio la lavorazione, la lievitazione, gli ingredienti e tutto il resto, ma non ci ha esattamente convinto.

 

DDove si trova: via Solferino 33, zona Moscova

http://www.drymilano.it/

Tipologia del locale: Cocktails & pizza

GLI SPAZI: Il fatto che si sponsorizzi prima come “Cocktails” e poi come “pizza” forse doveva metterci in guardia. L’ambiente non è a nostro avviso esattamente accogliente. Tutto il locale è molto cupo, davvero poco luminoso e dà poco l’idea di un posto piacevole in cui trascorrere una serata tra amici mangiandosi una gustosa pizza. È più, per l’appunto, un posto da cocktail, tanto è vero che all’entrata subito vi si parano davanti: a) una gentil donzella che vi chiede se avete prenotato il tavolo, come in discoteca; b) il bancone del bar. Solo dopo un lungo corridoio si arriva alla zona pizzeria.

IL CIBO: Come detto in anticpo, buona, ma non entusiasmante. Non abbiamo poi amato la scarsità della scelta perché se è vero che la giustificazione può essere la selezione stringatissima di prodotti di alto livello è altrettanto vero che mi costringi a mangiare pizze con accostamenti che possono non incontrare il mio gusto. La scelta proposta è tra Marinara, Margherita e Margherita con Bufala, Bianca con fior di latte, alle quali si può aggiungere Prosciutto crudo di Parma 24 mesi, Prosciutto cotto nel forno a legna, Cipolla brasata, Ventresca di tonno, Olive Taggiasce, Capperi e origano. Ma ci sono anche le pizze dello chef: Calzone bianco, Verdure grill, Scalogno al sale, Pancetta arrosto, Salmone affumicato, Acciughe del Mar Cantabrico. Noi abbiamo preso un calzone bianco, 1 verdue, 1 bufala, 1 scalogno al sale. Fatta eccezione per il calzone, che era davvero troppo troppo pastoso, le altre pizze non erano male. Hanno anche delle bibite particolari, ma molto impegnative. La Ginger beer, allo zenzero, era esageratamente forte.

I PREZZI: le pizze dello chef costano dai 9 ai 10 euro. Non poco ma nemmeno tanto, il prezzo ci può anche stare. Ci lascia invece più perplessa l’aggiunta degli ingredienti sulle pizze base perché se sulla pizza Margherita (7 euro) volessimo aggiungere, per esempio, il cotto (5 euro) e le olive taggiasche (4 euro) pagheremmo ben 16 euro una pizza. Veramente eccessivo, anche se di qualità.

ALTRO: Non ci è stato possibile prenotare, per ragioni ancora a noi sconosciute, il tavolo alle 21. La motivazione? Non c’era, semplicemente non si poteva. Bah. In compenso, ci hanno portato una birra che non era affatto buona e, dopo aver chiesto di cambiarla, non ce l’hanno fatta pagare.

Lievitando con la pizza di Saporè

La notizia è recentissima: il Gambero Rosso ha pubblicato la nuova guida alle Pizzerie d’Italia e Renato Bosco svetta con tre spicchi grazie al suo locale Saporè Pizza e Cucina nella categoria Gourmet e anche con le tre rotelle per le migliori pizze al taglio d’Italia con Saporè Asporto.
Ho avuto la grandissima fortuna di conoscere Renato Bosco la scorsa settimana. Credo di dover dire a Carlo Vischi che questo è il regalo più bello che abbia mai ricevuto.
Ne avevo sentito parlare. Ci tenevo ad assaggiarlo. Stavo progettando una gita a San Martino Buon Albergo, provincia di Verona. E poi ho saputo che la serata #mirrorslurp al The Hub Hotel di giugno aveva come protagonista proprio con lui.
Credo di aver sbavato sulle immagini di tutti gli amici e i conoscenti che hanno mangiato da Saporè, quindi immaginate quanto fosse alta l’aspettativa verso i lievitati di Renato Bosco. E sono  state puntualmente tutte superate in enorme parte dal menù della serata. Renato non solo realizza dei capolavori, ma è persona di entusiasmo semplice, sorriso aperto e parole comprensibili con cui comunica tutta la sua passione per i lievitati.
Mentre ci dava qualche suggerimento per realizzare una buona pizza fatta in casa mi ha colpito la sua gestualità mai esagerata ma perenne. Le sue mani sono sempre in moto. Mentre impastavano la farina con acqua, lievito, sale e olio sono letteralmente rimasta incantata dal concerto di gesti e parole.

Ma veniamo ai famosi consigli…

Sono indecisa se sia meglio pane e olio...

Sono indecisa se sia meglio pane e olio…

Prima di tutto: pesate sempre tutto!
Utilizzare del lievito di birra possibilmente preso dal panificatore, dall’aspetto friabile e di color nocciola chiaro. Se dovesse avere invece essere appiccicoso al tatto e il collore fosse marrone non è più lievito in salute (ricordatevi che siete al cospetto di un organismo vivo) e non è il caso che lo usiate.
Se siete degli appassionato di lievito madre ma non ne gradite il sapore troppo acido si consiglia di aggiungere ½ cucchiaino di bicarbonato per ogni chilo di farina impegato nell’impasto.
Per rendere la lievitazione più rapida – stiamo sempre parlando della pizza da realizzare in casa quando non c’è molto tempo – ha utilizzato una farina Petra 5 del Molino Quaglia a più basso contenuto di glutine e quindi a più rapida lievitazione.
Se volete utilizzare il metodo poolish preparatelo con ½ litro d’acqua a 23°, ½ kg di farina e 10 gr di lievito compresso da lasciatelo riposare per 2 ore circa.
Renato ha raccomandato di non eccedere nell’uso del lievito perché paradossalmente troppo inibisce la lievitazione. Sembra strano ma gli zuccheri della farina non sarebbero sufficienti a nutrire tutti i saccaromiceti. Inoltre attenti a non far entrare in contatto diretto lievito e sale: il sale spacca la membrana cellulare con conseguente uscita del citoplasma. In parole povere vedrete il vostro lievito liquefarsi.

...oppure pane e pomodoro!

…oppure pane e pomodoro!

Per preparare l’impasto della pizza vero e proprio Bosco parte, al contrario di quel che sostengono la maggioranza dei pizzaioli, dalla farina – e non dall’acqua – a cui aggiunge il poolish.
La lievitazione ha bisogno per innescarsi al meglio di zuccheri semplici che nutrano i saccaromiceti: quindi no all’aggiunta di zucchero – è troppo ricco e il lievito si ecciterebbe troppo -, sì a un pochino di miele – basta che non sia di castagno-!
E la quantità di sale? Per ogni chilo di farina calcolate circa 15 gr.
L’olio andrà aggiunto solo nell’ultima fase altrimenti le proteine si slegherebbero e il vostro impasto risulterebbe impossibile da stendere. Da Saporè si usa olio Fontanara della Valpolicella da agricoltura biologica.
Lasciate riposare il vostro impasto una decina di minuti coperto, poi stendete in teglia coprendo solo con del pomodoro. Infornate alla massima temperatura che vi consente il forno e lasciate cuocere così per l’80% del tempo. Aggiungerete mozzarella e altri ingredienti per il tempo residuo.
Pizza troppo molle? Nel forno si genera troppa umidità, quindi è il caso di aprire e farla uscire.
Ma quanto tempo deve cuocere la vostra pizza casalinga? Ogni forno è un piccolo mondo, quindi vi calibrerete voi in base ai vari tentativi.

Vi lascio il menù della cena integralmente a base di lievitati di Renato Bosco così, tanto per farvi leccare i baffi e stimolarvi una visita nel Veronese. Vi dico solo che alla comparsa della pizza in teglia con branzi e mortadella abbiamo messo al bando le posate e sfoderato le nostre manine sante. Cum magno gaudio!

Tutta l'arte di Renato Bosco di Saporè

Tutta l’arte di Renato Bosco di Saporè

Amouse bouche
Entrée di sfoglia con zuppetta di pomodoro e quenelle di rocotta al basilico con olio evo

Antipasto
Pizza in teglia Margherita con Pomodoro Casa Barone e Mozzarella di bufala
Pizza in teglia farcita con formaggio Branzi e Mortadella igp

Primo
Pizza in teglia bianca farcita con Burrata, insalata di Gallina Grisa della Lessinia, balsamico e scaglie di formaggio Branzi

Secondo
Aria di pane. Burrata e Crudo di Parma

Dessert
Panettone estivo alle albicocche con zabaione di Passito

In accompagnamento vini bianchi di Custoza: Menegotti, Albino Piona, Le Vigne di San Pietro, Cavalchina e Monte del Frà.

Vulkania – **

Cosa non deve mancare in ogni ristorante/bar/esercizio commerciale che si rispetti? L’educazione. Cosa che, a quanto pare, sfugge ai gestori di questa pizzeria.

VulkaniaDove si trova: via Valtellina 63, zona Maciachini
tel: 0245471337

Tipologia del locale: Pizzeria napoletana

 

GLI SPAZI: L’ambiente è un po’ kitsch, con i suoi vulcani finti all’interno del locale, ma così kitsch che potremmo confondere questo finto eccesso di napoletanità persino per una cosa divertente. Il soffitto, piuttosto alto, dà un po’ la sensazione di essere effettivamente all’interno di un capannone. Di sicuro non è un ambiente intimo.

IL CIBO: Pizza mediocre. Mangiabile ma non certo napoletana come dicono. La scelta è varia e la cosa carina è che fanno alcune pizze su pietra. Alla fine, però, la pasta risulta sempre piuttosto ciccosa. Carina l’idea di servire alcuni primi in “scodelle” di pasta di pizza. Porzioni abbondanti, qualità scarsa.

PREZZI: Elevato il costo del coperto per un coperto che sostanzialmente non esiste. Pizza e bibita si aggirano intorno alle 15/20 euro, a seconda della pizza. Troppo per ciò che offre.

foto(2)ALTRO: Il personale è di una scortesia allucinante, la proprietaria ancor più dei suoi dipendenti. Abbiamo cenato qui in sei, due persone con coupon (noi) e quattro senza. Arrivato il momento del conto volevano farci pagare anche il prezzo del coupon prepagato!! Abbiamo chiesto gentilmente spiegazioni e dopo interminabili minuti di liti e camerieri che, se ne andavano mentre si discuteva, siamo riusciti, giustamente a non pagarlo. La cosa allucinante è che era proprio conteggiato nello scontrino, e il prezzo del coupon faceva somma con tutte le altre cose, senza nessuno storno! Per questo gravissimo inconveniente ci sono state date due giustificazioni: a) quella della proprietaria: “Siamo stanchi, noi lavoriamo fino a sera tardi” (quando io mi alzo presto al mattino, però, non chiedo a nessuno di giustificarmi); b) quella del cameriere: “Dovevate capire da soli che il totale era quello ma voi dovevate pagare meno”. A casa mia, si dice “ci hanno provato”. Malissimo, eliminati.