La storia dell’hamburger che in foto non rendeva: Burger Wave

Burger Wave esterni

Il titolo, lo so, è un po’ metafisico. Ma quando insieme al mio stomaco ho dovuto scegliere quale sarebbe stato il prossimo hamburger che avrei dovuto assaggiare, io non avevo un buon presagio dell’hamburger del Burger Wave, devo dirlo. Già, perché vi sembrerà pazzesco ma quando devo scegliere un ristorante, mi affido a Tripadvisor, Google immagini e al sito del ristorante/fast food, e le foto non mi facevano impazzire, anzi. Poi il tanto parlare che si faceva mi ha fatto decidere per andare finalmente a provarlo nella sede a me più comoda, quella di Porta Ticinese: il Burger wave Colonne (www.burgerwave.it).

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Ode all’Hamburger Burrata di Baobab Burger Organico

Hamburger burrata

Hamburger burrata

L’amore, si sa, ha mille forme e colori: c’è chi ama il proprio animale da compagnia, c’è chi sposa se stesso (come si è sentito qualche giorno fa qui in Italia) o semplicemente ama un’altra persona. Io non giudico nessuno. Anche perché io vivo un amore sopra le righe: ebbene sì, sono innamorato dell’hamburger burrata di Baobab Burger Organico (facebook.com/BaobabBurgerOrganico). Sì avete capito bene, innamorato. Perché quando proverete per la prima volta l’effetto che un’ottima burrata fa insieme ad un hamburger, non vorrete mai più tornare indietro.

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Flower Burger, la veganburgheria che piace anche ai carnivori

flower-burgerOltre alla carne c’è di più.
Una volta tanto parliamo di hamburger che non sono a base di carne ma che meritano comunque attenzione. Sono quelli del Flower Burger – veganburgheria (www.flowerburger.it), panini ben fatti e con un prezzo interessante per chi vuole provare qualcosa di diverso e buono o per chi, più semplicemente, è vegano.

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Tizzy’s N.Y. Bar & Grill: promosso ma non troppo

Gli hamburger sono una cosa seria e Milano è forse una delle città più attente e che offre maggiore scelta per un panino di qualità. Per questo quando vado a provarne uno sono molto esigente, lo ammetto. Sono andato a provare Tizzy’s N.Y. Bar & Grill, visto che spesso appare nelle più diffuse classifiche che parlano di hamburger a Milano, però… Però non è così fantastico.

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Sorry Mama, a Milano c’è una lasagna buona come la tua!

Emilia

La mamma è sempre la mamma.
E, salvo qualche raro caso, i piatti della mamma – soprattutto per noi italiani, abituati alla buona cucina – sono unici e inimitabili. Perché nei cibi dell’infanzia, ritroviamo sempre il confortevole ricordo di un momento felice passato.

La lasagna solitamente è uno di quei piatti intoccabili. Ebbene, Sorry Mama, riuscirà a sorprendervi. La prima lasagneria di Milano ha una formula vincente ma, soprattutto, delle grandi lasagne.

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L’hamburger di Al Mercato: 400g di poesia

al Mercato - cucina vista dall'esterno

Al Mercato – cucina vista dall’esterno

Superdupermegaburger. Sembra un’esclamazione detta da i Flinstones dopo aver mangiato un hamburger strepitoso, oppure uno speciale panino portato in giro per il mondo nella borsa magica di Mary Poppins, eppure no.
Il Superdupermegaburger è l’hamburger migliore che si possa mangiare da Al Mercato (Via Sant’Eufemia, 16, al-mercato.it) il tempio d’oro del panino a Milano. 25 euro di strati di libidine culinaria in salsa street food. È vero, è caro, soprattutto se pensate che non avete nemmeno le patatine vicino, ma quello che troverete all’interno del panino è in grado di sfamare la Dalmazia e San Marino insieme senza problemi.

– 2 hamburger da 200 g di carne ciascuno
– onion rings
– bacon
– uovo
– cheddar
– pomodoro
– salsa tartara
– special sauce

Superdupermegaburger

Superdupermegaburger

In abbinamento, come drink, vi suggerirei un Fernet Branca con Brioschi. In alternativa il Mr. Muscolo idraulico liquido.

Le patatine fritte son davvero buone, attenti però che quelle normali sono speziate alla paprika a prescindere (costo 3 euro). Anche quelle all’aglio sono davvero epocali (5 euro). Mangiare al bancone ha poi il suo perché, soprattutto con il cameriere che può sembrare aggressivo ed invece è molto simpatico e in grado di gestire bene una sala e una coda niente male. Degne di nota anche le patatine di pelle di maiale, ovvero le Chicharrònes thai fritte (5 euro). Introvabili da altre parti.

Anche i dolci sono interessanti. La cheesecake è molto rustica (ho apprezzato), mentre il brownie con gelato era davvero ottimo se amate il gusto del cioccolato fino in fondo come me!

al Mercato - pulled lamb sandwich

Al Mercato – pulled lamb sandwich

Altra nota positiva è la cucina completamente a vista e il fatto che vi sembrerà di mangiare in un salottino di altri tempi.

Qualche nota negativa c’è, siamo sinceri. Il locale è davvero molto piccolo e questo causa code molto lunghe. I prezzi sono importanti, se almeno fossero comprese le patatine… Infine il cameriere di cui vi parlavo sopra. Se la prendete col sorriso non ci farete caso ma a tratti risulta un pochino maleducato.

In fondo fa tutto parte dell’esperienza. In ogni caso mangiare un panino così, credetemi, ne vale la pena.

The Farmers: quando lo street food diventa a km zero

Quando sento il termine “Street Food” alzo le orecchie come un cane che sente qualcuno che sta scartando un pacchetto di grissini. Per me i “cibi di strada”, mangiati seduti su una panchina, con una bibita ghiacciata come unica compagna, sono qualcosa che ci avvicina a Dio. Quando ho sentito, quindi, la prima volta parlare del progetto The Farmers ho voluto subito di capirci di più .

The Farmers

Il progetto prevede una bella esperienza itinerante per Milano e dintorni di “Farm Street Food”. Che cosa significa? Che non solo i ragazzi di The Farmers vanno in giro per feste ed eventi per promuovere il proprio cibo di strada, ma lo fanno valorizzando i prodotti del territorio attraverso materie prime che provengono da aziende agricole, cascine e piccoli produttori artigianali della zona di Milano e della Lombardia. Insomma, va bene che il cibo di strada è la patria di grasso, olio, strutto (non posso finire l’elenco senza evitare di stramazzare a terra dalla fame, accontentatevi) ma avere un occhio a prodotti di qualità e locali è senza dubbio un punto a grande favore. Oltre a questo, tutte le materie prime che vengono utilizzate sono di stagione e provengono da produttori che sono stati selezionati andando a visitare personalmente le loro aziende agricole, cascine e piccole realtà artigianali.

Ma non è finita qui. I The Farmers hanno anche deciso di dare nuova dignità ad un prodotto principe della cucina italiana che sta finendo nel dimenticatoio: l’uovo. Perché Street Food fa rima con hamburger (il che va benissimo per me che li mangerei anche a colazione) ma la nostra cara bella frittata, perché vogliamo accantonarla? Eppure se pensiamo a come vedremmo una partita di calcio di sera pensiamo subito alla serata perfetta alla Fantozzi: frittata di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero, no?

Frittata_TheFarmers

Imprescindibile, infine, l’Ape car, che è il mezzo con il quale i The Farmers gireranno per le pause pranzo in varie zone di Milano, relizzeranno eventi dedicati nelle cascine e, su richiesta, faranno compleanni, matrimoni ed eventi aziendali.
I contadini sono arrivati a Milano e noi non vediamo l’ora di provarli!

http://thefarmers.it/

Vianson: la focaccia al formaggio conquista Milano

Non c’è bisogno di essere colossi della ristorazione per fare centro. Né tantomeno di proporre raffinati piatti pluristellati.

La dimostrazione è Vianson, focacceria di via Mercato 3, in piena zona Brera, che sembra un gioiellino di golosità made in Liguria. Basta pronunciare il nome della sua specialità – focaccia al formaggio – per drizzare le orecchie. Se poi si passa all’assaggio, la folgorazione è assicurata.

Focaccia al formaggio

Focaccia al formaggio

Vianson è la dimostrazione di come passione e ingredienti semplici spesso siano tutto ciò di cui c’è bisogno per offrire al pubblico un prodotto di qualità, anche se si tratta di street food. Ingegnere elettronico dalla formazione classica, imprenditore negli Stati Uniti con il cuore sempre legato al Belpaese, consulente aziendale e formatore, Giorgio Vianson, tornato in Italia, ha deciso di scommettere sull’amore della sua adolescenza, la focaccia di Recco, per offrire ai milanesi un pezzetto della sua terra.

Farina di Manitoba del Molino Moccagatta + olio extravergine di olive di Badalucco + crescenza: questa è la formula della felicità.

Ma veniamo al lato pratico: che cosa si mangia da Vianson, olre alla focaccia al formaggio?

A disposizione dei clienti ci sono:

focaccia al formaggio: in misura mini (4 €), normale (6 €) e maxi (7 €)
– focaccia al formaggio con le cosiddette vestizioni: pesto di Prà (+ 1€), prosciutto crudo di Parma (+ 2 €), prosciutto cotto San Giovanni (+ 2 €), pancetta cotta (+ 2 €) oppure completa (pesto, crudo, cotto e pancetta, + 3 €)
pizzata: la focaccia al formaggio ricoperta di pomodoro, olive taggische e acciughe sott’olio in misura mini (5 €), normale (7,50 €) e maxi (9 €)
farinata: in misura mini (2 €), normale (3 €) e maxi (4 €)

Consiglio nostro: non perdetevi la pancetta cotta, è qualcosa di ECCEZIONALE.

Pare scontato dirvi dopo questa descrizione che noi l’abbiamo trovata davvero davvero buona. Strepitosa appena sfornata, buonissima anche da fredda. In una parola: la focaccia di Vianson entra a far parte dello street food perfetto. Occhio solo alla dipendenza!

Le patatine di Amsterdam Chips: promosse o bocciate? Rimandate

Amsterdam Chips, corso Buenos Aires

Amsterdam Chips, corso Buenos Aires

Questa estate ero a Napoli per le mie vacanze con Giada. Chiacchieravo con mio cugino di cibo e street food, quando lui mi dice una cosa che mi colpisce subito: «Qui a Napoli hanno aperto un sacco di catene di patatine».
«In che senso? Cosa fanno?», credo di avergli risposto.
«Catene che cucinano e vendono solo patatine fritte».
Non credevo, però, che questa tipologia di catene arrivasse anche a Milano visto che la città è continuamente alla ricerca di cibo vegano, gluten free e bio. Evidentemente mi sbagliavo. Proprio vicino al mio ufficio, a due passi da piazzale Loreto (corso Buenos Aires, 75), ha aperto uno dei primi punti vendita di una catena olandese: Amsterdam Chips, che conta ormai diversi punti vendita in tutta Italia.

Come sono queste famose patatine? Per prima cosa va detto che sono fresche: non sono congelate o pre-congelate. Una macchina sbuccia le patate, le taglia e poi gli addetti le friggono in una mega friggitrice che sta di fronte ai clienti.  Dopodiché si può scegliere il formato, Small (3 euro), Medium (5 euro) e Large (8 euro), la salsa da abbinare e la bibita. Per gli amanti della birra, c’è la possibilità di scegliere anche delle birre olandesi come accompagnamento. That’s all. A vostra disposizione ci sono 10 salse diverse tra loro: da salse barbecue, le classiche ketchup e maionese, a quelle più particolari come quella di senape e pepe che poi ho scelto io.

Passiamo all’esperienza. Ordino. Non potrete, nell’attesa, che rimanere affascinati dalla preparazione delle patatine. E colpiti dal maxi slogan che campeggia sulla friggitoria: “…potresti immaginare un mondo senza patata?”: i doppi sensi si sprecano. Io ho scelto il formato piccolo e, lo dico con un certo entusiasmo, sappiate che è già un’ottima porzione.
Le patatine cuociono, viene aggiunta un’abbondante manciata di sale (pure troppo per i miei gusti). Poi viene preso il cono dedicato alla porzione scelta e riempito di patatine. Finita la procedura, viene inserita la salsa scelta. La particolarità è che la salsa si trova in una serie di 10 taniche che vengono chiamate “MungiSalsa”, perché hanno una sorta di mammella di plastica dalla quale viene strizzata una bella e corposa porzione di salsa. Si finisce il tutto con uno stuzzicadenti gigante da utilizzare per consumare le patatine.

Andiamo all’assaggio finalmente. Inizialmente sembrano buone. Parliamo di una patatina abbastanza rustica, saporita. La salsa è davvero particolare e fa la differenza, non è il tipo di patata dei fast food a cui siamo abituati di solito. Continuando a mangiare, però, la pesantezza si fa un po’ sentire. Forse il sale, forse la salsa che finendo lascia lo spazio all’unto. Fatto sta che ho finito il cono di patatine con fatica, arrivando alle ultime quasi con del disgusto.
Non ho ancora capito se queste patatine sono promosse o da rimandare a settembre. Voi, però, provatele e fateci sapere cosa ne pensate commentando il post: noi promettiamo di riprovarle il prima possibile!